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20 mag 2011

Un milione e mezzo di mamme povere

Alla vigilia della festa della mamma un rapporto di Save the children sulle 'Condizioni di povertà tra le madri in Italia' rivela che più di 1,6 milioni di mamme italiane sono povere. Di queste, un milione ha un figlio piccolo e vive in precarie condizioni di vita tanto da avere serie difficoltà nell'arrivare a fine mese.
L'undicesimo Rapporto sul benessere materno-infantile nel mondo colloca l'Italia al 17esimo posto su 160. Nel nostro paese "va tutto relativamente bene al momento della nascita - sostiene l'organizzazione - ma poi iniziano i problemi".

La povertà

La situazione più grave è vissuta delle madri sole con almeno un figlio minore: il 44% arriva a fine mese "con molte difficolta"', il 31% è in arretrato con le bollette, il 25% non ha i soldi per le spese mediche, il 21% per le spese scolastiche.

Il 15,4% delle coppie con un bambino con meno di 18 anni - segnala Save the children - vive in povertà. Il che significa, ad esempio, che il 16,3% delle mamme in coppia con figlio piccolo paga in ritardo almeno una delle bollette di casa mentre il 10,3% non riesce a sostenere regolarmente le spese scolastiche dei figli. Maternità significa anche meno occupazione femminile; il tasso di disoccupazione sfiora i 22 punti percentuale in piu' rispetto alle donne senza figli. Save the children ribadisce che la maternita' puo' diventare causa di povertà. E il divario occupazionale cresce all' aumentare del numero dei figli: il tasso di occupazione femminile e' pari al 65% in assenza di figli ma decresce al 60,6% e al 54,8% nel caso, rispettivamente, di uno e due figli, per crollare al 42,6% quando i figli sono almeno 3.

In generale, in Italia vivono 4.2 milioni donne povere; 1.678.000 sono madri. Circa 1 milione di esse ha almeno un figlio minorenne: l'86,3% vive in coppia, il 7,5% e' sola, il 6,2% in famiglie allargate. "Tanto più in questo periodo di grave crisi economica, il sostegno alle madri diventa cruciale e urgente se vogliamo contrastare la povertà - commenta Valerio Neri, Direttore Generale per l'Italia di Save the Children - E' necessario procedere su un doppio binario combinando misure che agevolano l'accesso al lavoro e ai servizi, come per esempio gli asili nido che sono tutt'ora insufficienti, con il sostegno al reddito".

Che fare
Nel mondo
Almeno 50 milioni di donne partoriscono senza assistenza; quasi 350.000 perdono la vita per la gravidanza e il parto. Insomma, per milioni di donne diventare ed essere madri è una sfida quotidiana, a rischio della vita, cosi' come per milioni di bambini sopravvivere alla nascita e ai primi anni è una lotteria, una scommessa. Donne e bambini dell'Afghanistan, del Niger, dello Yemen o del Sudan, dove gli standard di "benessere materno-infantile" sono i piu' bassi e desolanti del mondo. Al polo opposto, anche geografico, le madri e i bambini della Norvegia, dell'Islanda o della Svezia, stanno molto meglio e godono di elevati livelli di salute, istruzione, cure.

Nel Sud del pianeta
Il 99% di queste precocissime morti avviene in paesi in via di sviluppo dove le donne e i bambini non possono contare su cure minime, essenziali, durante la gravidanza e il parto, e subito dopo. E infatti si stima che circa 250.000 donne e 5.5 milioni di bambini che oggi muoiono potrebbero salvarsi . Grazie a poche misure semplici e a basso costo: dall'assistenza specializzata al momento del parto, a vaccini e trattamenti per polmonite, diarrea e malaria, all'allattamento esclusivo al seno.

"La formazione e impiego su ampia scala degli operatori sanitari di comunità, soprattutto di sesso femminile porterebbe di sicuro a una sensibile riduzione di tante morti - spiega Francesco Aureli, Responsabile Policy e Advocacy per l'Italia di Save the Children - Si tratta di paramedici con una formazione di base, spesso reclutati all'interno delle comunita' dove poi presteranno servizio, in grado di raggiungere a casa madri e bambini che spesso vivono in sperdute zone rurali e di indicare loro corrette pratiche igieniche e sanitarie, di istruire le donne rispetto al parto e alle cure per i neonati, compreso l'allattamento esclusivo per i primi sei mesi, di diagnosticare e riconoscere i sintomi delle piu' diffuse e letali malattie infantili, come polmonite, malaria, diarrea, fornendo medicinali per le cure e vaccini. I paesi che hanno formato e utilizzato su ampia scala queste figure, hanno visto ridurre drasticamente i tassi di mortalita' materna e infantile ma per perseguire il 4° e 5° Obiettivo del Millennio occorre formarne e impiegarne almeno altri 4.3 milioni".

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