(ASCA) - Cernobbio, 19 mar - La storia si e' rimessa a camminare e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, individua una nuova variabile da mettere insieme agli altri strumenti per leggere la realta' completamente modificata: si chiama debito atomico. ''C'e' il debito pubblico, il debito privato ma c'e' anche il debito atomico'', ha affermato il responsabile dell'Economia chiudendo il forum Confcommercio a Cernobbio. ''Non si puo' ignorare e questo non significa essere a favore o contrari'', ha aggiunto Tremonti sottolineando che dopo l'incidente alla centrale in Giappone ''e' difficile che tutto continui come prima. Ci saranno riflessioni e calcoli''. Tremonti ha messo in rilievo l'impatto del nucleare sulle grandezze economiche dei vari Paesi. ''Se togliamo il nucleare il Pil di molti Paesi sarebbe piu' indietro rispetto all'Italia - ha detto - anche perche' non viene calcolato il costo dello smaltimento delle scorie''. Il ministro dell'Economia sottolinea poi i punti di forza dell'Italia che a differenza di altri Paesi non ha il nucleare e non ha vissuto con tenori di vita elevati alimentati dalla leva finanziaria. ''Nel 1911 un gruppo di pirla parlava di italietta e invece dopo soli cinquant'anni dall'unita' d'Italia eravamo la quinta o sesta potenza economica del mondo''. Secondo Tremonti dopo la crisi che ha sconvolto il mondo ''verranno ristabilite le gerarchie'' e l'Italia sara' piu' avanti di altri Paesi. Tremonti poi torna sul nucleare evidenziando che la inevitabile riflessione dopo l'incidente in Giappone ''dovrebbe convincere a emettere gli eurobond che potrebbero finanziare progetti in campo energetico''. Nel suo intervento un accenno anche ai conti pubblici sui quali il ministro dell'Economia indica che il giudizio positivo sul governo di aver tenuto i conti in ordine e' ''generoso'', pero' ''abbiamo fatto qualcosa di piu' importante. Abbiamo tenuto il bilancio dello Stato che significa la tutela del risparmio delle famiglie''.
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28 apr 2011
22 apr 2011
Giappone, sisma di giovedi'- 5 vittime
(ANSA) - TOKYO, 9 APR - Sale a 5 il numero delle vittime del terremoto di magnitudo 7.1 che ha colpito due giorni fa il nordest del Giappone, che e' la piu' forte scossa d'assestamento seguita al potente sisma di 9.0 dell'11 marzo. Il numero dei feriti e' salito a 283. Intanto e' proseguita anche oggi l'attivita' tellurica di assestamento nel nordest del Paese che ha portato a registrare 9 terremoti di magnitudo minima di 4.0 e massima di 5.4, registrata nel pomeriggio con epicentro nella prefettura di Miyagi.
Approfondimenti su Ansa.it
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- A Gaza il funerale di Taysir Abu Snima, leader di Al-Qassam
- E' la mappa delle scosse di assestamento in Giappone
- Lampedusa, il premier Berlusconi oggi nell'isola dei conigli
- Presso Smolensk ricordato il massacro della foresta di Katyn
- Sigle sindacali di varie nazioni, per il lavoro, a Budapest
16 apr 2011
Libia- cosa successe quando era una colonia italiana
A 100 anni esatti dalla prima volta, l'Italia va di nuovo in guerra contro la Libia. Era infatti il 1911 quando l'allora capo del governo, Giovanni Giolitti, intraprese, contro l'impero Ottomano, la breve guerrà che portò, nel 1912, a rendere la Libia colonia italiana. Rimase tale fino al 1943, anno in cui le truppe italiane, assieme a quelle tedesche, dovettero ritirarsi, incalzati dagli inglesi. Le mire italiane sulla Libia vennero appoggiate dalla Francia, che vedeva di buon occhio l'occupazione di quel territorio in funzione anti-britannica. Fino al 1927, il territorio di quella che oggi è la Libia fu chiamato Africa Settentrionale Italiana. Poi venne diviso in due colonie, la Cirenaica e la Tripolitania, fino al 1934, quando venne adottato il nome "Libia", termine usato dai Greci per indicare tutta la parte di nord Africa che non includeva l'Egitto.
Gli italiani dovettero vincere la resistenza guidata da Omar al Mukhtar, religioso e guerrigliero - a capo di un'organizzazione musulmana che si proponeva il rinnovamento dell'Islam e la liberazione dei paesi arabi da qualsiasi influenza europea - il quale fu messo a capo degli insorti all'età di 60 anni. Gli interventi dell'esercito italiano contro gli insorti, specialmente tra il 1928 e il 1932, furono molto duri. Particolarmente cruenta fu la repressione operata dal generale Rodolfo Graziani, nei cui campi di concentramento persero la vita, per fame o malattia, migliaia di prigionieri. Tanto che Graziani viene ricordato tra gli Arabi come "il Macellaio di Fezzan", nonostante in Italia fosse noto come il "Pacificatore della Libia". Ma le successive politiche di Mussolini per riconquistarsi la fiducia delle popolazioni locali - comprensive anche della fondazione di 10 nuovi villaggi per gli arabi e i berberi - per fecero sì che, nel 1940, quasi 30 mila arabi e berberi si unirono all'esercito italiano per combattere gli inglesi. Nel 1939, fu persino fondata l'"Associazione Musulmana del Littorio".
Al principio degli anni trenta, Mussolini ordinò l'inizio di una vasta immigrazione di coloni italiani nelle aree coltivabili della Libia. I coloni provenivano in particolare da Veneto, Sicilia, Calabria e Basilicata. Nel 1939 gli italiani erano 120 mila, pari al 13 per cento della popolazione, concentrati nella costa intorno a Tripoli e Bengasi (dove erano rispettivamente il 37 per cento ed il 31 per cento della popolazione). Italo Balbo, governatore dal 1934 al 1940, diede un forte impulso allo sviluppo economico della Libia, creando un'ampia rete di infrastrutture, comprendente 4 mila chilometri di strade e 400 di ferrovie a scartamento ridotto, oltre ad impianti industriali ed insediamenti agricoli. Anche l'archeologia fiorì: città romane scomparse (come Leptis Magna e Sabratha) furono riscoperte ed indicate come simbolo del diritto italiano a possedere la Libia già romana. Nel 1939 la colonia della Libia fu incorporata nel territorio metropolitano del Regno d'Italia e conseguentemente considerata parte della Grande Italia, col nome di Quarta Sponda e tutti i loro abitanti ottennero la cittadinanza italiana.
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Gli italiani dovettero vincere la resistenza guidata da Omar al Mukhtar, religioso e guerrigliero - a capo di un'organizzazione musulmana che si proponeva il rinnovamento dell'Islam e la liberazione dei paesi arabi da qualsiasi influenza europea - il quale fu messo a capo degli insorti all'età di 60 anni. Gli interventi dell'esercito italiano contro gli insorti, specialmente tra il 1928 e il 1932, furono molto duri. Particolarmente cruenta fu la repressione operata dal generale Rodolfo Graziani, nei cui campi di concentramento persero la vita, per fame o malattia, migliaia di prigionieri. Tanto che Graziani viene ricordato tra gli Arabi come "il Macellaio di Fezzan", nonostante in Italia fosse noto come il "Pacificatore della Libia". Ma le successive politiche di Mussolini per riconquistarsi la fiducia delle popolazioni locali - comprensive anche della fondazione di 10 nuovi villaggi per gli arabi e i berberi - per fecero sì che, nel 1940, quasi 30 mila arabi e berberi si unirono all'esercito italiano per combattere gli inglesi. Nel 1939, fu persino fondata l'"Associazione Musulmana del Littorio".
Al principio degli anni trenta, Mussolini ordinò l'inizio di una vasta immigrazione di coloni italiani nelle aree coltivabili della Libia. I coloni provenivano in particolare da Veneto, Sicilia, Calabria e Basilicata. Nel 1939 gli italiani erano 120 mila, pari al 13 per cento della popolazione, concentrati nella costa intorno a Tripoli e Bengasi (dove erano rispettivamente il 37 per cento ed il 31 per cento della popolazione). Italo Balbo, governatore dal 1934 al 1940, diede un forte impulso allo sviluppo economico della Libia, creando un'ampia rete di infrastrutture, comprendente 4 mila chilometri di strade e 400 di ferrovie a scartamento ridotto, oltre ad impianti industriali ed insediamenti agricoli. Anche l'archeologia fiorì: città romane scomparse (come Leptis Magna e Sabratha) furono riscoperte ed indicate come simbolo del diritto italiano a possedere la Libia già romana. Nel 1939 la colonia della Libia fu incorporata nel territorio metropolitano del Regno d'Italia e conseguentemente considerata parte della Grande Italia, col nome di Quarta Sponda e tutti i loro abitanti ottennero la cittadinanza italiana.
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8 apr 2011
Animali- Aidaa, In Italia Viene Abbandonato Un Gatto Ogni Nove Minuti
(ASCA) - Roma, 1 apr - In Italia viene abbandonato un gatto ogni 9 minuti, 160 abbandoni ogni giorno, 4.800 gatti abbandonati ogni mese e 57.600 ogni anno. Di questi, circa il 40% viene lasciato ancora cucciolo senza speranze di riuscire a sopravvivere. Questi i dati di una stima realizzata dal servizio statistiche di Aidaa, associazione italiana difesa animali ed ambiente, sui dati relativi alle entrate del 2010 in 67 ''rifugi del gatto'' sparsi in tutta Italia. ''Un dato estremamente preoccupante - commenta l'Aidaa - in quanto oltre al numero elevato di abbandoni accertati vi sono poi gli abbandoni in colonia, di gatti domestici lasciati andare dove sono presenti colonie feline. Ma la cosa che preoccupa maggiormente e' che il fenomeno diversamente da quello dei cani e' in crescita seppure leggera rispetto allo stesso dato del 2009 che stimava gli abbandoni totali in 55.800 mici. Molti di questi gatti trovano rifugio in uno degli oltre 700 gattili sparsi in tutta Italia, per i piu' piccini la possibilita' di salvarsi e' comunque bassa se gli abbandoni vengono effettuati nei primi 20 giorni di vita''.
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3 apr 2011
Minori- Da Domani Al Via Sistema Allarme Nazionale Per Scomparsi
(ASCA) - Roma, 7 mar - Al via il nuovo sistema di allarme nazionale per i minori scomparsi. Il sistema, che partira' ufficialmente domani con una cerimonia presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, alla presenza del prefetto Cirillo, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, consentira' di diffondere rapidamente sul territorio un messaggio contenente informazioni per il ritrovamento di minori scomparsi, avvalendosi degli strumenti offerti da emittenti radiotelevisive, gestori delle reti stradali ed autostradali, societa' di trasporto, avvisatori marittimi, editori di siti internet e gestori telefonici. In questo modo, piega la polizia, l'Italia compie il primo passo verso l'adeguamento del dispositivo nazionale al dettato dell'Unione Europea, gia' operativo in Belgio, Francia, Olanda, Repubblica Ceca, Regno Unito e Svizzera. Il nuovo sistema, che si affianca alle procedure gia' in atto tra le forze di polizia per la ricerca dei minori in caso di scomparsa, e' stato progettato grazie ad un finanziamento della Commissione Europea che ha permesso di costituire un partenariato con il dipartimento di Giustizia minorile del Ministero della Giustizia, la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, la Direzione Centrale per gli Istituti di Istruzione della Polizia di Stato, Formez P.A. del Dipartimento della Funzione Pubblica e l'Onlus Telefono Azzurro.i like brand watches see fashion watches at here:haobiao and fangbiao
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